Ultime NEWS

Laboratorio Arvedi di diagnostica non invasiva

Due sono i filoni di ricerca nel panorama degli studi materici: uno fondato sulla diagnostica invasiva e l’altro su metodi non invasivi. Il primo tipo prevede che dai beni oggetto di studio vengano prelevati alcuni campioni da analizzare.

Le indagini forniscono informazioni molto dettagliate e di enorme interesse, tuttavia distruggono di fatto i campioni, che al termine del processo non possono più essere inseriti al loro posto originario né restituiti alla loro funzione.
Questo metodo è praticato nel laboratorio dell’università di Pavia che ha sede a Pavia. La diagnostica non invasiva, al contrario, prevede di effettuare analisi senza prelevare – e conseguentemente distruggere – alcun campione materico. Con la nascita del Museo del Violino, al suo interno viene progettato uno spazio di laboratorio dove è possibile condurre questo tipo di indagini, pensate appositamente per gli strumenti musicali. È qui che viene, dunque, allestito un secondo laboratorio dell’università di Pavia, questa volta interamente dedicato alla diagnostica non invasiva.

Decidere quali siano le azioni più adeguate per conservare uno strumento musicale antico presuppone una riflessione sui modi con cui possiamo intendere questo particolare tipo di beni. I modi sono due, uno statico e uno dinamico: il primo interpreta lo strumento come bene materiale di valore storico, in grado di produrre cultura in quanto tale, l’altro lo considera tale perché in grado di produrre cultura per la sua funzione, cioè per la sua possibilità di suonare. Questa dualità apre vari quesiti circa la conservazione: qual è la scelta migliore per conservare gli strumenti musicali antichi? Va preservata la funzionalità o va semplicemente conservato l’oggetto in quanto tale, in teca e nel silenzio? L’obiettivo di Cremona è superare la dicotomia tra i due modelli, attraverso la collaborazione di profili e competenze scientifiche diverse. La ricerca scientifica, infatti, può definire le più idonee condizioni d’uso di uno strumento musicale, nell’ottica di una sua corretta conservazione. Occuparsi dell’etica della conservazione degli strumenti musicali è un lavoro estremamente articolato che, in ultima analisi, identifica azioni considerate le migliori, da applicare successivamente a tutti gli strumenti musicali antichi esistenti. Raccogliere il maggior numero di informazioni su materiali degli strumenti antichi, come fa attualmente il laboratorio “Arvedi”, permetterà di creare le premesse per una migliore definizione delle procedure per restaurare e conservare gli strumenti musicali antichi, e consentirà di avere a disposizione una memoria fruibile, qualora, sulla base degli studi approfonditi che saranno stati effettuati, la decisione ricadesse sulla conservazione degli strumenti in teca. Due sono i principali filoni di ricerca: uno dedicato allo strumento musicale, e uno dedicato ai reperti stradivariani: raccolta di materiali cartacei, attrezzi di lavoro, pezzi di strumenti e così via, che fanno parte della grandissima collezione proveniente dall’ex museo Stradivariano. In collaborazione con il Museo del Violino sono state condotte analisi per la caratterizzazione degli inchiostri e dello stato di conservazione dei reperti. Lo studio dedicato agli strumenti musicali può essere condotto attraverso tre tipi di attività:

1. Imaging
2. analisi
3. modellazione 3D

Attività di imaging

È l’insieme delle attività che vengono svolte per definire lo stato di salute di uno strumento musicale attraverso metodi di trattamento dell’immagine. Alle tecniche di acquisizione fotografica standard vengono abbinate tecniche molto sofisticate, come quella della fluorescenza indotta da luce ultravioletta, l’analisi di iperdettaglio, le tecniche di microscopia, di endoscopia e di radiografia. La fluorescenza indotta dalla luce ultravioletta in questo tipo di studio viene usata la lampada di Wood: una sorgente luminosa che emette radiazioni elettromagnetiche prevalentemente nella gamma degli ultravioletti. Viene usata per illuminare materiale su cui una radiazione ultravioletta induce effetti di fluorescenza. Se un oggetto in grado di reagire viene illuminato con questa lampada l’oggetto reagisce emettendo una luce caratteristica. Viene impiegata in vari ambiti:
in medicina, in biologia, in filatelia per creare francobolli o riconoscere banconote contraffatte. Usata sugli strumenti antichi permette di riconoscere zone usurate o che hanno subito restauro, grazie alla differente distribuzione dei pattern di colore.

Analisi di iperdettaglio

Gigapixel è il termine che identifica immagini fotografiche digitali eseguite con la tecnica dello “stitch”, cioè unendo con l’impiego di software più immagini macro di dettaglio adiacenti dello stesso soggetto. Questo permette di ottenere risultati di incredibile definizione. L’iperdefinizione in questo campo permette di vedere elementi di dettaglio finissimo: una particolare crettatura della vernice, o macchie di colore sulla vernice dovuto a particolari pigmenti, e così via. La tecnica è già impiegata su altri beni culturali, ma non è mai stata applicata ai strumenti musicali.

Microscopia
L’indagine viene eseguita con attrezzi molto più potenti rispetto all’occhio umano. Lo strumento musicale viene messo sotto il microscopio per osservare dettagli di superficie.

Endoscopia
Analogamente alla tecnica impiegata in medicina, due fibre endoscopiche vengono introdotte nello strumento. Questo permette di effettuare delle valutazioni sullo stato di conservazione interna dello strumento senza doverlo smontare.

Radiografia
Il laboratorio dispone al proprio interno di una camera per radiografie. Con l’apparato radiografico a disposizione è possibile ottenere una radiografia degli strumenti in tempo reale, perché la lastra viene digitalizzata immediatamente. Questo tipo di indagine viene molto usata nel campo della liuteria, per verificare la presenza o meno di tarli, particolarmente diffusi in ambiente padano.

Attività di analisi
L’attività analitica riguarda le sostanze inorganiche e quelle organiche che compongono gli strumenti, e viene condotta con due tecniche: la spettrografia di fluorescenza ai raggi X e la spettrografia di fluorescenza ai raggi infrarossi.

Spettrometria di fluorescenza ai raggi X (XRF)
Analizza gli elementi chimici ed è più adatta per riconoscere le sostanze inorganiche. Nel campo degli strumenti musicali offre informazioni relative, per esempio, ai pigmenti. Conoscere quali elementi chimici sono stati usati nella costruzione degli strumenti antichi offre preziose indicazioni per definire un modus operandi, attraverso l’analisi di azioni eccellenti o best practice.

Spettrometria all’infrarosso (FTIR)
Analizza le molecole, quindi come gli elementi chimici sono legati fra loro. È, dunque, più adatta all’analisi di sostanze organiche, come per esempio le vernici. Le informazioni ottenute con questa tecnica si intrecciano con quelle ricavate con la fluorescenza ai raggi X e insieme restituiscono un panorama più chiaro e completo delle azioni condotte dai maestri liutai nella costruzione dei loro violini. Facciamo un esempio: se la prima indagine rivela che Stradivari usava degli ossidi di piombo e la seconda attesta che le vernici applicate agli strumenti erano a olio, le due informazioni – di per sé molto diverse – legate insieme restituiscono agli studiosi uno scenario più preciso: il piombo veniva aggiunto agli oli per renderli più rapidi nell’essicazione, cambiando di fatto le modalità di formazione del reticolo della vernice stessa e, di conseguenza, la sua interazione con il
legno dello strumento e successivamente la resa acustica (che viene indagata dal laboratorio del Politecnico di Milano).

Modellazione 3D
È una tecnica di estrema importanza, perché lo strumento musicale possiede anche una propria fisicità, che le fotografie non potranno mai rendere, per quanto precise e iperdefinite. La scansione 3D consente di ottenere un modello virtuale a 360°, del tutto fedele all’oggetto scansionato. È l’unica tecnica che può documentare forma e struttura esterne di un oggetto. Lo scanner 3D è usato (ed è stato acquistato) in condivisione con il laboratorio del Politecnico di Milano: il laboratorio “Arvedi” lo impiega per indagini sulla struttura, il Politecnico per le indagini acustiche.